Guerra in Iran: Cause Storiche, Situazione Attuale e Impatto sull'Italia

La guerra in Iran è tornata a dominare le prime pagine di tutti i giornali del mondo. Dal 1° marzo 2026, un'operazione militare congiunta USA-Israele — denominata "Epic Fury" o "Lion's Roar" — ha colpito duramente il territorio iraniano, segnando una svolta radicale negli equilibri geopolitici del Medio Oriente. La morte dell'ayatollah Ali Khamenei, la chiusura dello Stretto di Hormuz e i missili iraniani piovuti su Dubai, sulle basi americane nel Golfo e su Israele hanno trasformato quello che era un conflitto latente in una guerra aperta e su scala regionale. Per capire davvero cosa sta succedendo, è necessario guardare lontano nel tempo — alle radici profonde di una crisi che si trascina da oltre quarant'anni.
Le Cause Storiche del Conflitto Iran–USA–Israele
Tutto comincia nel 1979, anno della Rivoluzione Islamica guidata dall'ayatollah Khomeini. Da quel momento, la Repubblica Islamica dell'Iran si è posizionata come potenza anti-americana e anti-israeliana nel cuore del Medio Oriente, finanziando milizie come Hezbollah, Hamas e i Pasdaran — il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) — che da decenni operano come braccio armato di Teheran in tutta la regione.
Il nodo più esplosivo, però, è il programma nucleare iraniano. Nonostante l'accordo JCPOA del 2015 avesse aperto uno spiraglio diplomatico, la decisione di Trump di abbandonarlo nel 2018 aveva di fatto riaperto la strada all'arricchimento dell'uranio. L'obiettivo dichiarato dagli Stati Uniti, ribadito anche dal vicepresidente JD Vance, è garantire che l'Iran non possa mai acquisire un'arma nucleare. Un'arma che Teheran ha sempre negato di voler costruire, ma che i servizi di intelligence occidentali ritengono ormai a portata di mano.
A complicare ulteriormente il quadro è arrivata, nel giugno 2025, la cosiddetta "Guerra dei 12 giorni": un primo scontro diretto tra Israele e Iran che aveva già alzato in modo allarmante la soglia del conflitto aperto, lasciando nel Medio Oriente una ferita che non si era mai rimarginata del tutto.
Non meno determinanti sono le proteste interne iraniane del 2025-2026. A partire dal 28 dicembre 2025, l'Iran è stato attraversato da una rivoluzione popolare senza precedenti dalla Rivoluzione del 1979. La crisi economica, con un'inflazione record e il crollo della valuta iraniana ai minimi storici, ha spinto milioni di persone in piazza. Il regime ha risposto con una repressione feroce che, secondo le stime internazionali, ha causato oltre 12.000 morti tra i manifestanti, delegittimando ulteriormente il governo di Teheran agli occhi della comunità mondiale.
La Situazione Attuale: L'Operazione Epic Fury
All'alba del 1° marzo 2026, Stati Uniti e Israele hanno lanciato una serie coordinata di raid aerei contro obiettivi militari, infrastrutture missilistiche e figure chiave del regime iraniano. Tra i morti illustri si contano l'ayatollah Ali Khamenei, Mohammad Pakpour (comandante dell'IRGC), il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh e altri alti ufficiali. La sede dell'Assemblea degli Esperti a Qom è stata colpita mentre era in corso proprio il voto per eleggere il successore di Khamenei — un atto che ha segnato simbolicamente la volontà di decapitare il sistema di potere iraniano nel momento più vulnerabile.
Quello che Trump aveva presentato come una "guerra lampo di 4 giorni" si è rapidamente rivelato qualcosa di ben più lungo e complesso. Il presidente americano ha dovuto ammettere che le operazioni potrebbero durare "almeno quattro settimane", aggiungendo di avere "la capacità di andare oltre". Un'escalation verbale che riflette la complessità reale sul campo.
I Pasdaran non hanno tardato a rispondere con forza. Nonostante gli avvertimenti della Casa Bianca, l'Iran ha scatenato missili e droni contro le basi militari americane in Kuwait, Iraq e nel Golfo, contro le città israeliane e contro obiettivi civili e diplomatici nei Paesi del Golfo, tra cui Dubai e Abu Dhabi. Particolarmente simbolico è stato l'attacco all'ambasciata USA a Riad, colpita nella notte con due droni che hanno provocato un incendio. L'Iran ha anche annunciato — salvo poi smentire parzialmente — la chiusura dello Stretto di Hormuz, l'arteria vitale attraverso cui transita una quota enorme del petrolio mondiale. Nove navi da guerra iraniane risultano affondate secondo le rivendicazioni americane, mentre il bilancio americano conta già le prime perdite umane: tre militari morti e 20 feriti nella base Camp Patriot in Kuwait.
Il conflitto si sta allargando pericolosamente in tutta la regione. Hezbollah ha ripreso ad attaccare il nord di Israele con razzi avanzati, l'IDF ha risposto con raid su Beirut e nel Libano meridionale, e le milizie irachene filo-iraniane hanno colpito le basi americane in Iraq. Anche i Paesi del Golfo come Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita si trovano nel mezzo del fuoco incrociato. La Francia ha risposto all'emergenza dispiegando caccia Rafale, sistemi antiaerei e la fregata Languedoc, con la portaerei Charles-de-Gaulle in navigazione verso il Mediterraneo orientale.
L'Impatto sull'Italia e sugli Italiani
Il governo italiano si è immediatamente attivato per garantire il rientro dei connazionali bloccati nelle zone di conflitto. I ministri Antonio Tajani (Esteri) e Guido Crosetto (Difesa) hanno riferito alle commissioni parlamentari sull'evoluzione della crisi. Oltre 100 italiani sono rientrati dall'Oman nella serata del 2 marzo, mentre i 200 studenti bloccati a Dubai per un progetto ONU sono stati rimpatriati con successo. Il governo ha ribadito di star facendo "tutto ciò che è possibile" per il rimpatrio di tutti i cittadini ancora presenti nell'area.
Sul fronte della sicurezza interna, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha presieduto il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, disponendo il rafforzamento della vigilanza sui circa 28.000 obiettivi sensibili presenti in Italia, con attenzione particolare a quelli riconducibili ai Paesi direttamente coinvolti nel conflitto.
Le conseguenze economiche per l'Italia sono già tangibili e potrebbero aggravarsi rapidamente. Secondo Assium (Associazione Italiana degli Utility Manager), milioni di italiani rischiano di subire a breve un aumento delle bollette del gas e della luce a causa dell'impennata delle quotazioni energetiche. Il TTF, ovvero il prezzo di riferimento del gas naturale europeo, ha già segnato balzi superiori al 36%, raggiungendo i valori più alti da febbraio 2025. Il ministro Tajani ha dichiarato che "bisogna valutare bene le conseguenze" della chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una parte fondamentale degli idrocarburi che alimentano l'economia europea. Le borse europee hanno bruciato 565 miliardi di euro in pochi giorni, il petrolio Brent ha registrato un balzo del 13% attestandosi attorno agli 82 dollari al barile, mentre l'oro — bene rifugio per eccellenza — è salito dell'1,6%.
Prospettive Future: Tre Scenari Possibili
Il primo scenario, quello più ottimistico, prevede una guerra lampo che si conclude in poche settimane con il crollo del regime dei Pasdaran, l'apertura di negoziati da parte della nuova leadership iraniana e una stabilizzazione rapida dei mercati energetici. Tuttavia, la dichiarazione dell'alto funzionario iraniano Larijani — secondo cui l'Iran "non negozierà" con gli USA — rende questo esito poco probabile nel breve termine.
Il secondo scenario, quello intermedio e attualmente più verosimile, prevede una guerra prolungata con attacchi e contro-attacchi mirati alle infrastrutture strategiche. La chiusura dello Stretto di Hormuz, anche parziale, avrebbe conseguenze devastanti per i prezzi energetici mondiali e per l'intera economia europea. È uno scenario che Trump stesso ha in parte avvalorato ammettendo una durata minima delle operazioni di almeno quattro settimane.
Il terzo scenario, quello più cupo, è quello di una escalation regionale incontrollata. La guerra si allarga a macchia d'olio coinvolgendo Libano, Iraq, Yemen e potenzialmente Qatar ed Emirati, mettendo a rischio la stabilità dell'intera regione del Golfo. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha avvertito che "l'unica soluzione duratura è quella diplomatica", sottolineando che la situazione "rimane instabile". Il presidente russo Putin ha a sua volta espresso preoccupazione per "rischi reali che la zona del conflitto si espanda", chiedendo una soluzione attraverso "mezzi politici e diplomatici".i
La guerra in Iran è la crisi geopolitica più grave degli ultimi anni. Le sue radici affondano in decenni di tensioni irrisolte, ma l'escalation attuale è alimentata da una combinazione esplosiva: il programma nucleare di Teheran, il crollo economico interno, le aspirazioni regionali dell'Iran e la volontà americana di dare un segnale di forza definitivo. Per l'Italia, le conseguenze immediate riguardano la sicurezza dei connazionali all'estero e l'impatto diretto sulle bollette e sull'inflazione. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il conflitto potrà essere contenuto o se è destinato a trascinare l'intero Medio Oriente in una guerra su larga scala dalla quale nessuno — men che meno l'Europa — potrà dirsi davvero al sicuro.
